Le parole di Antonio: un racconto di passione e presenza
Il nostro volontario Antonio ci ha raccontato una cosa che crediamo bello condividere. Durante uno dei suoi turni in Hospice, ha scoperto che un paziente era un appassionato di moto, sport di cui Antonio è sempre stato digiuno.
Una domenica è andato a trovarlo e, dopo essersi ben documentato, gli ha “raccontato” l’ultimo gran premio disputato; il paziente, nella sua quasi totale immobilità, gli ha comunicato con gli occhi un cenno di ringraziamento. La domenica successiva Antonio è tornato con nuovi aggiornamenti ma la camera era vuota: il paziente era mancato il giorno prima. Antonio si è allora presentato nella sala mortuaria e, come se lo stesse ascoltando, gli ha sussurrato il risultato della gara, aggiungendo i pronostici per il campionato e salutandolo.
“Ogni persona che incontriamo in Hospice lascia un segno profondo che ci arricchisce.”
Il racconto di Mitti: il valore del tempo in Hospice
Un giorno mi è stato chiesto di fare volontariato in Hospice (ne facevo già in ospedale), così ho deciso di dedicare un’altra piccola parte del mio tempo a questo scopo. Entrata in struttura, mi sono sentita subito a mio agio grazie al personale e a Silvana, volontaria già inserita.
Da allora sono passati alcuni anni; mi capita di rivedere i volti delle persone che ho incontrato; non ricordo i loro nomi, ma i loro volti sì. Li ricordo con affetto. Non ci sono momenti particolari, lo sono tutti: ma ho pudore a raccontare. A volte, se sono sola con la persona, mi ritrovo a sussurrare a bocca chiusa dolci musiche o nenie che possano cullarne il sonno, o a pregare il mio Dio perché doni loro pace e serenità.
L’esperienza di Donato: perché l’Hospice è un luogo di vita
Non sono credente e quindi non possiedo carità e pietà cristiana. Questo mi ha convinto della bontà del mio tentativo di collaborare con gli Angeli dell’Hospice, associazione apartitica e apolitica.
Durante il canonico tirocinio, composto dalla formazione e dall’affiancamento in reparto con tutor molto diversi tra loro, ho compreso il valore di questo impiego. La crescita personale diventa palpabile fin dai primi inserimenti, a partire dal personale sanitario: dalle OSS alle infermiere, fino ai medici. Sempre all’erta, efficienti e professionali. E la nostra psicologa? Sempre tesa a supportarci.
Il piatto forte però sono gli ospiti! Carichi di una dignità e compostezza che porterebbe benefici a tutti. Sono partito per cercare di portare un piccolo contributo in una realtà che molti hanno timore di nominare. Hospice non è una parolaccia: è un luogo dove si finisce proprio per non soffrire, o per soffrire meno.
È un luogo dove ci sono professionisti d’élite e dove gli ospiti sono speciali. Uno si avvicina per dare qualcosa e invece ne esce arricchito. Spero di rimanere all’altezza e potere avere il privilegio di continuare questa esperienza.